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Melfi: Marchionne scrive a Napolitano, Marcegaglia con la Fiat


26/08/2010
di Fabiana Muceli

L´ad della Fiat: “La mancata riammissione è prassi aziendale”. La presidente di Confindustria interviene sul reintegro dei tre operai

Melfi: Marchionne scrive a Napolitano, Marcegaglia con la Fiat
L'amministratore delegato Fiat Sergio Marchionne ha scritto ieri una lettera personale al Capo dello Stato Giorgio Napolitano sulla questione Melfi. Marchionne ha motivato le ragioni dell'azienda, sostenendo che la Fiat non auspica uno stato di tensione in fabbrica. Massimo rispetto per la magistratura, queste le sue parole, aggiungendo che in episodi del genere è prassi della Fiat il non reintegro degli operai al lavoro.

In attesa delle dichiarazioni di Marchionne che parlerà oggi al meeting di Comunione e Liberazione, la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia lo ha preceduto, spendendo qualche parola a favore del gruppo torinese sulla questione dei tre operai licenziati e poi reintegrati dal giudice. Dopo la lettera di risposta del presidente Napolitano a quella dei lavoratori Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli - lettera in cui il Capo dello Stato chiedeva il rispetto delle decisioni dei giudici – a sostegno del Lingotto arrivano ora le dichiarazioni di Emma Marcegaglia.

“Quello che ha fatto la Fiat è in linea con la legge e con la prassi, la decisione della Fiat sui tre operai di Melfi non è in disaccordo con quella del giudice”. La presidente non ha evitato le domande sulla questione Melfi, eliminando però qualsiasi riferimento diretto alle dichiarazioni del presidente della Repubblica. “Vanno certamente salvaguardati i diritti di questi tre signori – ha risposto - E noi pensiamo che la Fiat abbia agito correttamente. Ma vanno salvaguardati i diritti anche dei dipendenti, la maggioranza, che intendono lavorare. E, se permettete, anche i diritti dell’impresa”. Per la presidente di Confindustria, “bastano due persone che bloccano un carrello per fermare un’intera produzione. Serve un cambiamento forte o nessuno verrà più a investire in Italia”.
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