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Sicurezza stradale: sistema eCall obbligatorio dal 2015


14/06/2013
di Fabiana Muceli

La proposta di legge dell´Unione Europea potrebbe diventare operativa per le vetture di nuova produzione

Sicurezza stradale: sistema eCall obbligatorio dal 2015
L'Unione Europea spinge il pedale della sicurezza stradale, con la proposta di legge che vuole rendere il sistema eCall obbligatorio su tutte le auto entro l'ottobre del 2015. Il provvedimento riguarderà le vetture e i mezzi commerciali leggeri di nuova produzione.

Il sistema eCall è una tecnologia che effettua una chiamata di emergenza al 112 in caso di incidente: in automatico subito dopo l'attivazione di un airbag, oppure nel momento in cui il conducente preme un apposito pulsante. La chiamata, automatica o voluta, segnalerà ai servizi di soccorso l'esatta posizione del veicolo, la direzione di marcia e l'ora dell'impatto, tramite una Sim da cellulare e un trasponder Gps. L'intenzione dell'Ue è quella di favorire l'intervento nella maniera più veloce possibile.

Secondo i primi calcoli riportati nel piano Cars 2020dell'UE, il sistema eCall obbligatorio obbligatorio potrebbe salvare circa 2.500 vite umane ogni anno. Valutazione rimarcata dal Commissario Europeo ai Trasporti Siim Kallas: “Ogni minuto è prezioso per soccorrere i feriti ed eCall può ridurre notevolmente i tempi di intervento dei servizi di pronto soccorso”. L'introduzione dell'eCall sarà gratuito per gli automobilisti e non inciderà sul prezzo delle auto, mentre dovrebbe avere un costo limitato a 100 euro per i costruttori. Grazie al software, i tempi di soccorso potrebbero ridursi del 40% in città e del 50% nelle zone di campagna. Una lotta aperta contro numeri spaventosi: 28 mila morti e un milione e mezzo di feriti sulle strade europee.

I primi ostacoli arrivano però dal fronte della privacy: non verrà violata, secondo il commissario Ue all'industria Antonio Tajani, pur essendo in grado di tracciare in tempo reale la posizione e tutti gli spostamenti del veicolo. E dai produttori di automobili, rappresentati dall'Acea, secondo cui il termine non rispetta i 36 mesi necessari allo sviluppo della tecnologia e delle infrastrutture necessarie alla trasmissione.
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