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Fiom: non firma l´accordo Fiat
31/12/2010
di Maura De Sanctis
L’accordo di Pomigliano si chiude senza la Fiom, è già iniziano le polemiche tra i sindacati
Il nuovo anno, dunque, si aprirà con nuovi scenari: in primis il referendum di Mirafiori con il quale si chiederà ai lavoratori dello stabilimento se vogliono o meno aderire all’accordo ed in quali termini e subito dopo con uno sciopero indetto dalla Fiom programmato per il 28 gennaio 2011.
Quello che è certo è che l’accordo Fiat rompe con gli schemi tradizionali di quei sindacati che per anni hanno lottato, ancorché commettendo errori, per difendere i diritti fondamentali dei lavoratori: ferie, permessi, malattia e stipendi, ora sono diventati merce di scambio per salvaguardare il proprio posto di lavoro.
Lo sforzo di Sergio Marchionne di incarnare anche in Italia il modello di competitività e produttività americano probabilmente poco si concilia con il sistema contrattualistico e sindacale del nostro paese considerato ormai obsoleto ed incapace di offrire una sia pur minima tutela alle forze del lavoro e della produzione. Anche Erensto Galli della Loggia ha confermato: “l’impresa più rappresentativa del capitalismo italiano si è sforzata di incarnare un modello americano per il quale democrazia vuol dire «estraneità agli assetti e agli usi castali, interesse per ciò che è comune, attrazione per tutto ciò che apre la via al cambiamento, tendenza all’internazionalismo». Pur non condividendo a pieno il concetto americano di democratizzazione del lavoro ci sforziamo di comprendere i cambiamenti voluti dall’ad Marchionne che chiede ai lavoratori italiani maggiore flessibilità, minor abuso dell’istituto della malattia e dei permessi, rigore e puntualità e se è del caso anche una riduzione dell’orario di lavoro e conseguentemente della paga”.
Il senso di Marchionne per l’America e la sua convinta adesione al modello sindacale statunitense, è probabilmente dovuta alla minor ingerenza che i sindacati americani hanno nel settore industriale, risolvendosi quest’ultima almeno negli ultimi 50 anni solo in rivendicazioni sul piano economico, con poche eccezioni e questo naturalmente piace a chi amministra un’azienda. Ma non bisogna neanche dimenticare che i sindacati americani dal canto loro hanno contribuito a mandare a gallina aziende basandosi su una mentalità da monopolio sul mercato. Quello che invece contestiamo ai sindacati italiani è che, seppure hanno difeso arduamente gli interessi delle classi lavoratrici, negli ultimi anni hanno spesso ceduto alle lusinghe dei datori di lavoro per ottenere privilegi immensi per se stessi a scapito di tutti gli iscritti.
Il problema rimane l’ammodernamento dell’industria italiana e la coesione della comunità politica che ancora più di ieri deve enfatizzare il concetto di appartenenza perché il Well-being non è né di destra né di sinistra.
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