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Aumento Iva, la reazione di Federauto


12/10/2012
di Irene Masoni

Critica la posizione del Presidente di Federauto, frenando le vendite a rischio migliaia di posti di lavoro

Aumento Iva, la reazione di Federauto
Nuova legge di stabilità per l’anno 2013 e le cattive notizie in arrivo per il settore dell’auto hanno portato ad un’immediata reazione di Federauto. Il nuovo provvedimento varato dal governo, che non riguarda solamente l’automotive, prevede infatti un generico aumento dell’aliquota IVA di un punto percentuale. La tassazione passerà pertanto dal 21 % al 22 % (l’IVA del 10 % passa invece all’ 11%).

Gli aumenti entreranno in vigore a partire dal prossimo mese di luglio e riguarderanno anche i veicoli ordinati in data precedente a quella dell’entrata in vigore del provvedimento. Secondo gli addetti del settore si tratta di una misura che andrà ad incidere in modo fortemente negativo sul lato della domanda con aumenti, per ciascun veicolo, che potrebbero arrivare a circa 500 euro. Inoltre, l’aumento dell’aliquota IVA, avrà l’effetto di annullare le possibili conseguenze positive del taglio IRPEF.

Per un settore così in difficoltà, come quello dell’auto, dove le vendite stanno registrando un calo praticamente ininterrotto da diversi anni, provvedimenti di questo tipo, che incidono sulle capacità di consumo, difficilmente potranno contribuire ad un’uscita dalla fase di recessione.

Ad intervenire sull’argomento è lo stesso Filippo Pavan Bernacchi, Presidente di Federauto, che ha sottolineato lo stato di difficoltà del suo settore di riferimento e ribadito che senza gli opportuni interventi non sarà possibile risollevarsi dalla crisi. I dati non sono affatto rassicuranti, basti pensare che dal 2007 ad oggi il mercato ha visto un calo del 40 % e sono a rischio circa 220 mila posti lavoro.

Queste le parole di Pavan Bernacchi : «I 5 miliardi di minori imposte dovute al taglio Irpef vengono di fatto annullati dall’incremento dell’Iva. Siamo allibiti. Quest’anno si venderanno meno di 1.000.000 di auto ai privati. Un dato che per la filiera dell’automotive italiana fa impallidire la profezia dei Maya».
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