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Auto, continua la crisi


03/04/2013
di Giovanni Iozzia

Le vendite di vetture calano ancora nel mese di marzo. Secondo Federauto se questo trend continua si scenderà sotto il livello minimo per la sopravvivenza dell’automotive in Italia

Auto, continua la crisi
[ Roma, Lazio, Italia ] - Nel mese di marzo 2013 sono state immatricolare 132.020 autovetture, con una variazione di -4,90% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, durante il quale ne furono immatricolate 138.816 (nel mese di febbraio 2013 sono state invece immatricolate 108.818 autovetture, con una variazione di -17,10% rispetto a febbraio 2012, durante il quale ne furono immatricolate 131.271).

Nello stesso periodo di marzo 2013 sono stati registrati 374.783 trasferimenti di proprietà di auto usate, con una variazione di -4,36% rispetto a gennaio 2012, durante il quale ne furono registrati 391.863 (nel mese di febbraio 2013 sono stati invece registrati 343.403 trasferimenti di proprietà di auto usate, con una variazione di +1,07 % rispetto a febbraio 2012, durante il quale ne furono registrati 339.756).

Nel periodo gennaio-marzo 2013 sono state immatricolate 354.931 autovetture, con una variazione di -12,97% rispetto al periodo gennaio-marzo 2012, durante il quale ne furono immatricolate 407.832.
Nello stesso periodo di gennaio-marzo 2013 sono stati registrati 1.088.327 trasferimenti di proprietà di auto usate, con una variazione di +0,69 rispetto a gennaio-marzo 2012, durante il quale ne furono registrati 1.080.841.

«Il dato grezzo trae in inganno – ha commentato Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto, l’associazione che rappresenta i concessionari di auto, veicoli commerciali, veicoli industriali e autobus - perché sembra quasi che si sia attenuata la caduta della domanda, senza però tenere conto che marzo 2012 aveva perso il -26,72% rispetto allo stesso mese del 2011. In realtà il -4,9% di marzo, se confermato come trend nei prossimi mesi, vedrebbe realizzarsi un mercato attorno a 1.300.000 vetture immatricolate, ovvero il 35% in meno dei 2 milioni di pezzi considerati come il livello minimo per la sopravvivenza della filiera automotive italiana che fattura l’11,4% del Pil, versa nelle casse dello Stato il 16,6% delle entrate fiscali nazionali e occupa, con l’indotto allargato, 1.200.000 persone».

«E il primo danneggiato da questo tracollo dei volumi è proprio lo Stato – ha aggiunto Pavan Bernacchi - che oltre a perdere circa 3 miliardi tra Iva e tasse varie deve anche sborsare milioni di euro per sostenere centinaia di migliaia di lavoratori in cassa integrazione. Con una perdita sociale enorme, senza contare il riflesso negativo sui consumi interni che produce una spirale senza fine: buste paga più leggere e incertezza sul futuro portano a minori consumi e quindi a minori posti di lavoro. Una catena da spezzare quanto prima».

«Ancora tasse sugli autoveicoli – ha concluso Pavan Bernacchi -, provvedimenti autolesionistici che produrranno minori consumi. Ma quando finirà questo attacco senza quartiere al nostro settore? Purtroppo è l’ultima manifestazione di una politica che ha varato manovre assurde a carico dell’auto e che rende urgente la presenza di un Governo con nuove idee per disegnare un nuovo futuro per gli autoveicoli e per il Paese. Al prossimo Governo, quando e se si insedierà, presenteremo nuove proposte perché noi dalla crisi vogliamo uscire e lottiamo ogni giorno per traguardare questo obiettivo, per mantenere aperte le nostre aziende e dare lavoro ai nostri dipendenti che, spesso, per noi sono come familiari».

Ha aggiunto il presidente dei concessionari Renault, Roberto Bolciaghi: «Mentre case automobilistiche e concessionari di tutte le marche offrono prodotti a prezzi mai così competitivi, accompagnati da pacchetti finanziari, assicurativi e di servizio di valore, desta sconcerto l’improvvisa notizia dell’aumento del 30% degli emolumenti per le pratiche e le certificazioni PRA».

Federauto precisa infine che tale perdita può essere recuperata solo se nella seconda metà dell’anno si registrerà una timida ripresa, di cui ancora non si intravedono i presupposti a causa delle forti preoccupazioni generate dal quadro politico istituzionale confuso, incapace di esprimere una risposta adeguata alle urgenze delle imprese e del Paese.
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