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A Parigi tra la carica dell´elettrico e il grido di allarme degli europei
17/10/2026
di Giovanni Iozzia
Una edizione a doppio binario con tante novità Made in Europa ma anche con la forte preoccupazione causata dalla pressione del mercato globale
L'edizione di quest'anno ha visto come protagonisti i grandi gruppi europei, decisi a rivendicare il proprio ruolo guida nella transizione energetica.
Il Gruppo Renault ha giocato in casa schierando una cinquantina di novità ed espressioni di stile tra i marchi Renault, Dacia e Alpine. Tra le concept più ammirate figurano le nuove interpretazioni della mobilità futura e le sportive elettriche Alpine.
Per quel che riguarda Stellantis i riflettori sono stati puntati sull'Alfa Romeo Cuorerosso, manifesto stilistico che guarda al futuro del Biscione, e sui concept stravaganti come la Fiat Multiplay, vettura modulabile in grado di trasformarsi da SUV a pick-up.
Peugeot ha invece attirato l'attenzione con le anteprime sportive della gamma elettrica e le concept car come la RCZ Vision. Non è mancato l'effetto nostalgia con il fascino senza tempo della reinventata Citroën 2CV in chiave contemporanea.
I marchi tedeschi: Volkswagen, Audi e BMW hanno spinto sull'ampliamento della gamma zero emissioni e sull'accessibilità, con anteprime attesissime come la nuova Audi A2 e-tron e i modelli compatti della famiglia elettrica VW.
Nel contempo, non si arresta l'avanzata dei marchi asiatici (da BYD a Leapmotor fino a Changan), che hanno presidiato l'evento presentando modelli ibridi ed elettrici sviluppati su misura per il mercato europeo.
Oltre ai veli alzati sulle nuove carrozzerie e alle dimostrazioni tecnologiche, il vero tema caldo del Salone è stata la sfida della sostenibilità economica. Dai vertici di Stellantis, Renault e Volkswagen è partito un accorato appello congiunto rivolto alle istituzioni di Bruxelles: senza una maggiore flessibilità sulle normative sulle emissioni e sui calendari della transizione verso il 2035, l'industria automobilistica europea rischia di dover affrontare drastici tagli alla produzione.
I produttori chiedono tutele per difendere la competitività produttiva continentale fronteggiando la concorrenza estera, i costi dell'energia e una domanda automobilistica ancora altalenante.
Il Salone di Parigi 2026 ha così confermato la sua doppia natura: una vetrina spettacolare per le auto di domani, ma anche il tavolo politico cruciale in cui si decide il futuro dell'automobile europea.
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