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Pomigliano d’Arco, sette ore di discussione per un nulla di fatto


08/06/2010
di Giovanni Iozzia

Nuovo incontro previsto venerdì prossimo a Roma. Intanto i sindacati sottoporranno le proposte della Fiat ai lavoratori. Se salta l’accordo la Panda resta in Polonia

Pomigliano d’Arco, sette ore di discussione per un nulla di fatto
Dopo sette ore di discussione, l’incontro tra i sindacati e la Fiat per il futuro dello stabilimento di Pomigliano d’Arco si è praticamente concluso con un nulla di fatto. I sindacati sottoporranno adesso le proposte dell’azienda ai lavoratori e un nuovo incontro è previsto per venerdì prossimo, 11 maggio, nella sede di Confindustria Roma.

L’incontro non era iniziato sotto i migliori auspici. Enzo Masini, responsabile del settore auto della Fiom, prima di entrare nella sede dell'Unione degli industriali di Torino per partecipare alla riunione sul trasferimento della produzione della nuova Panda ha dichiarato che «La Fiom non siglerà alcun accordo per lo stabilimento Fiat di Pomigliano sulle basi proposte dalla Fiat nei precedenti incontri con i sindacati».
«Se permangono le violazioni a norme di legge e ai contratti collettivi, assolutamente no - ha precisato il sindacalista -. Ci sono elementi che nulla hanno a che fare con le attività industriali, in particolare interventi punitivi contro singoli lavoratori e organizzazioni sindacali, inaccettabili e in contrasto con le norme dello Stato».

In precedenza, Paolo Russo parlamentare del Pdl, aveva attaccato la Fiom. Russo, infatti, aveva proposto un referendum pubblico per «sostenere le regioni dei lavoratori, della Fiat e del Governo». «Una consultazione popolare in seno ai Comuni dell'area ed alle maestranze - spiega Russo - sarebbe l'occasione per un territorio di farsi sentire per evitare che pochi dirigenti sindacali, abituati ad arroccarsi su posizioni estreme solo per alimentare le emarginazioni, impediscano che in un'area a così alta criticità sociale giunga un investimento in grado di offrire possibilità occupazionali concrete e durature a quanti le attendono e non lavoro assistito e formazione clientelare. Se la Fiom continuerà con l'atteggiamento reazionario siamo pronti a sostenere un pubblico referendum».
Sulla questione è intervenuto anche il presidente della Regione Campania, Paolo Caldoro. «Pomigliano - ha detto Caldoro - è un’occasione da prendere subito. È da irresponsabili far cadere questa prospettiva. La Fiat vuole portare qui il suo core business: la Panda. Non bisogna trascurare l’eventuale innalzamento del numero degli addetti sia nella parte diretta che per l’indotto».

Rebaudengo, responsabile delle relazioni industriali del gruppo torinese. Per i sindacati erano presenti i coordinatori nazionali dell'auto di Fim, Fiom e Uilm, Bruno Vitali, Eros Panicali e Ezio Masini e per la Fismic il segretario generale Roberto Di Maulo.
La Fiat ha riproposto diversi temi, alcuni dei quali accettati in linea di massima dai sindacati con quale riserva solo da parte della Fiom. L’organizzazione del lavoro a Pomigliano dovrebbe essere articolata su 18 turni, ci sarebbe il raddoppio delle ore di straordinario che passano da 40 a 80, la riduzione delle pause da 40 a 30 minuti. Tema ancora controverso, invece, è quello delicato del rispetto degli accordi. La Fiat ha chiesto l’applicazione di eventuali sanzioni nei confronti di sindacati e lavoratori che non rispettano le intese.
Qualora non si chiudessero gli accordi la produzione della Panda rimarrebbe in Polonia. Questa possibilità ha sollevato diverse preoccupazioni a partire da quelle del presidente di Confindustria Emma Marcegaglia.
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