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Continua il blocco del trasporto in Sicilia


18/01/2012
di Giovanni Iozzia

Si avvertono già i primi disagi. Forza d’urto, il movimento che promuove la protesta, ha presentato diverse rivendicazioni al Governo nazionale

Continua il blocco del trasporto in Sicilia
Continua il blocco del trasporto in Sicilia e la popolazione comincia ad avvertire i primi disagi. Il carburante, infatti scarseggia e già molti distributori sono stati costretti a chiudere perché rimasti a secco. Lo sciopero si protrarrà fino alla mezzanotte tra venerdì 20 e sabato 21 gennaio.
La protesta, alla quale oltre agli autotrasportatori hanno aderito anche imprenditori agricoli, pescatori, commercianti e numerose altre categorie, si sta svolgendo in maniera civile, tranne purtroppo qualche raro episodio piacevole assolutamente da condannare, ed i siciliani stanno cominciando a interessarsi ed a esprimere le loro opinioni che, bisogna dire, sono in gran parte favorevoli. In alcuni paesi stanno protestando anche i negozianti e gli studenti hanno anch’essi proclamato lo sciopero.
In ogni caso i presidi non sono blocchi stradali selvaggi ed infatti chiunque voglia transitare con auto o moto potrà farlo tranquillamente. L'unico disagio che si può creare sarà quello di eventuali file per la forte adesione dei manifestanti.

Le richieste di Forza d’urto al Governo nazionale riguardano innanzitutto il costo del carburante che deve assolutamente essere alleggerito dalle accise. La Sicilia non gode dei vantaggi delle altre regioni a Statuto speciale ma, pur ospitando le raffinerie con tutti i conseguenti danni, paga prezzi più alti rispetto a chiunque altro.
E sempre rimanendo in tema di carburanti, altra richiesta riguarda la riapertura della contrattazione con lo Stato sulle accise del petrolio, metano e altro estratti in Sicilia, che sarebbero dovute rimanere ai siciliani ed invece hanno preso sin dall’inizio la via di Roma.
Altro punto importante è quello relativo all’agricoltura dell'isola che si trova a dover competere, in un mercato globalizzato, con produzioni extra comunitarie senza l'intervento di una commissione speciale che perequi i maggiori costi con strumenti compensativi.
Infine viene richiesto un attento riesame della rete delle infrastrutture: strade, autostrade, ferrovie, porti e aeroporti. Una situazione sempre più difficile per le scelte centraliste che, solo per fare un esempio, hanno drasticamente ridotto i collegamenti ferroviari.
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