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Napolitano su Melfi: “Rimettersi alla decisione dei giudici”


25/08/2010
di Fabiana Muceli

Il presidente della Repubblica ha risposto alla lettera dei tre operai. Matteoli: “Rispettare la sentenza, anche se non piace”

Napolitano su Melfi: “Rimettersi alla decisione dei giudici”
Rimettersi all'autorità giudiziaria: così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, si è espresso sulla vicenda dei tre operai licenziati a Melfi e reintegrati dal giudice, ai quali la Fiat ha permesso si l'ingresso in fabbrica, ma non quello di riprendere il lavoro. La dichiarazione è contenuta nella lettera di risposta a quella dei lavoratori. Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli si sono rivolti al presidente “perchè richiami i protagonisti di questa vicenda al rispetto delle leggi, per farci sentire lavoratori, uomini e padri”.

L'attenzione richiesta a Napolitano, in qualità di massima carica dello Stato, è avanzata per “garantire i diritti sindacali e i diritti costituzionali all'interno dello stabilimento Fiat Sata di Melfi”. “Per sentirci uomini e non parassiti di questa società – hanno scritto i tre - vogliamo guadagnarci il pane come ogni padre di famiglia e non percepire la retribuzione senza lavorare. Questo non è mai stato un nostro costume, nè come semplici operai nè come delegati sindacali aziendali, avendo sempre svolto con diligenza e professionalità il nostro lavoro”. Secondo gli operai la decisione della Fiat di non reintegrazione nel posto di lavoro è una violazione dell'articolo 28 della legge 300 del 1970 e della norma penale da esso richiamata.

La risposta di Napolitano non si è fatta attendere. Con l'auspicio di un confronto pacato e serio, il presidente auspica il superamento dell'episodio, definito grave. “Cari Barozzino, Lamorte e Pignatelli, ho letto con attenzione la lettera che avete voluto indirizzarmi e non posso che esprimere il mio profondo rammarico per la tensione creatasi alla FIAT SATA di Melfi in relazione ai licenziamenti che vi hanno colpito e alla mancata vostra reintegrazione nel posto di lavoro sulla base della decisione del Tribunale di Melfi”. Il Capo dello Stato poi ricorda il ruolo dell'Autorità Giudiziaria: “E' chiamata a intervenire. Ad essa non posso che rimettermi anch'io, proprio per rispetto di quelle regole dello Stato di diritto a cui voi vi richiamate. Comprendo molto bene come consideriate lesivo della vostra dignità percepire la retribuzione senza lavorare. Il mio vivissimo auspicio è che questo grave episodio possa essere superato, nell'attesa di una conclusiva definizione del conflitto in sede giudiziaria”.

Sulla questione si era espresso in precedenza il ministro dei Trasporti Altero Matteoli: “Rispettare la sentenza, anche se può non piacere. Il nostro Paese è uno Stato di diritto, non può esserlo a fasi alterne”. Il tutto mentre si decide sul futuro di altri operai, con il reindirizzamento dello stabilimento di Termini Imerese. Per il 15 settembre è annunciata la prima short list dei progetti potenzialmente insediabili: cinque offerte che saranno valutate da Governo e Regione.
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