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Lo switch-off delle auto tradizionali e il mercato dell´usato


01/06/2026
di Giovanni Iozzia

Perché comprare un diesel o benzina oggi potrebbe essere un rischio o un affare. Le politiche europee e i ritardi dell´elettrico stanno creando una bolla nel mercato dell´usato

Lo switch-off delle auto tradizionali e il mercato dell´usato
Il motore a gasolio vive oggi una stagione ambivalente nel mercato dell'usato. Comprare un diesel usato richiede un’analisi chirurgica delle proprie abitudini di guida, perché lo scenario normativo e quello economico sono profondamente cambiati rispetto al passato.

Il suo principale vantaggio rimane l'efficienza sulle lunghe distanze. Per chi utilizza l’auto prevalentemente in autostrada o su tratte extraurbane, questa tipologia di alimentazione garantisce consumi reali contenuti e un’autonomia molto ampia.

Un altro fattore a favore è l'accessibilità economica all'acquisto. La svalutazione subita da molte berline, station wagon e SUV a gasoli, consente di acquisire modelli di segmento medio o alto a prezzi decisamente inferiori rispetto alle equivalenti versioni benzina, ibride o elettriche.

Il vero nodo del 2026 ruota attorno alla classe ambientale e al luogo di utilizzo
Le restrizioni alla circolazione nelle grandi aree metropolitane (come Milano, Roma, Torino e Bologna) si sono fatte molto rigide. Le auto diesel subiscono infatti molti blocchi stagionali o permanenti e spesso non posso accedere alle Zone a Traffico Limitato (ZTL). Acquistarli oggi è un rischio concreto, a meno che non si risieda in piccoli comuni fuori dai grandi flussi urbani ma utilizzarle prevalentemente nei brevi tragitti urbani, magari per fare pochi chilometri al giorno, è controproducente. Oltre alle limitazioni del traffico, si rischia anche di andare incontro a pesanti costi di manutenzione.

Switch-off da auto tradizionali e auto elettriche
Il mercato europeo dell’auto usata è condizionato da un paradosso strutturale che sta scardinando le vecchie regole della svalutazione. Da un lato, lo Switch-off delle auto tradizionali e le scadenze stringenti imposte dalle politiche comunitarie (il Green Deal e il traguardo del 2035) spingono i consumatori ad abbandonare i motori termici puri; dall'altro, una transizione verso l'elettrico che procede a macchia di leopardo, frenata da infrastrutture di ricarica ancora carenti fuori dalle metropoli e da costi proibitivi della auto nuove, stanno creando un cortocircuito.

Si sta creando una vera e propria bolla nel mercato delle auto usate, perché molti automobilisti, intrappolati tra l'impossibilità economica (o logistica) di passare all'elettrico e il timore di acquistare un'auto nuova a benzina o diesel che potrebbe essere bandita tra pochi anni, scelgono la terza via: rifugiarsi nell'usato. Il risultato è che una massa enorme di acquirenti si è riversata sui canali della seconda mano, provocando un'impennata della domanda a fronte di un'offerta limitata.

La bolla si manifesta con due fenomeni speculari:
I modelli di auto che in passato avrebbero perso il 40-50% del loro valore dopo tre anni oggi vengono scambiati a cifre molto alte, proprio perché rappresentano un rifugio per chi deve percorrere molti chilometri senza la preoccupazione della ricarica; dall'altro la repentina svalutazione record dell'usato elettrico precoce: i modelli elettrici immatricolati tra il 2020 e il 2023 (spesso provenienti da fine leasing) stanno subendo un vero e proprio crollo dei prezzi, perdendo fino al 25% in più rispetto alle rivali termiche.

Gli analisti hanno due diverse visioni del futuro:
Una parte di essi ritiene che i prezzi delle auto termiche usate rimarranno artificialmente gonfi fino a quando non arriveranno sul mercato vetture elettriche nuove e a prezzi più contenuti; l'altra parte ritiene che ci si possa trovare di fronte ad un acquisto eccessivamente condizionato dalle restrizioni che man mano aumenteranno nei prossimi anni.
Insomma, il mercato dell'usato vive un momento rigoglioso ma con molte, troppe, incertezze all'orizzonte.
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