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Cordata di imprenditori siciliani pronta a rilevare Termini Imerese


07/01/2010
di Giovanni Iozzia

Il complesso industriale dovrebbe produrre piccole vetture altamente ecologiche con un investimento di 200 milioni di euro

Cordata di imprenditori siciliani pronta a rilevare Termini Imerese
Si apre una prospettiva di salvezza per lo stabilimento di Termini Imerese. L’iniziativa parte da Simone Cimino (nella foto), presidente fondo di private equity Cape Natixis, imprenditore di origini siciliane, che vive e opera a Milano. Punto di forza dell’operazione dovrebbe essere 2006 la Cape Regione Siciliana Sgr, con sede a Palermo costituita dalla Cimino & Associati Private Equity al 51% e dalla Regione Siciliana al 49%, che ha come ragione sociale prevalente investimenti nell’isola che abbiano carattere non solo finanziario ma anche etico e sociale. Questo intervento salverebbe quindi l’impianto industriale che, secondo quanto prospettato dall’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, rischia la chiusura nel 2011. La situazione, infatti, sembrava essere disperata dopo la dichiarazione dell’imprenditore indiano Ratan Tata che ha smentito qualsiasi interesse circa un suo impegno in Sicilia.

L’obiettivo di Cimino è quello di raccogliere un capitale di 100 milioni di euro da parte di diverse società ed imprenditori tra i quali, secondo alcune indiscrezioni, ci dovrebbe essere anche Gianni Lettieri presidente di Meridie, una società specializzata in investimenti nel Meridione. Ma non dovrebbero mancare anche i sottoscrittori più importanti del Fondo Cape per la Sicilia e cioè la Regione, Unicredit, la Banca europea per gli Investimenti. Un’altra trance di 100 milioni di euro dovrebbero arrivare da un industriale estero che dovrebbe anche fornire i motori. Il complesso industriale di Termini, infatti, dovrebbe essere riconvertito per la produzione di veicoli di piccole dimensioni con alimentazione ecologica che sarebbero usati in zone che richiedono un’alta valenza ecologica o turistica. Non è da escludere che siano messe in atto dei partenariati tecnici dell’estremo oriente, indiani o cinesi.

Il progetto sembra piacere molto sia al Governo Nazionale sia a quello Regionale. L’obiettivo di Cimino sarebbe quello di non disperdere le elevate professionalità dello stabilimento di Termini attraverso un progetto ideato e realizzato fondamentalmente da imprenditori siciliani. Un ulteriore sforzo di imprenditoria e di sviluppo contabile, che tenga conto delle reali esigenze sociali, economiche ed ambientali del territorio, come del resto è recentemente accaduto con il fotovoltaico. Ovviamente bisogna tenere in considerazione le decisioni della Fiat che, pur sempre, resta la proprietaria dello stabilimento ma la convergenza delle volontà di istituzioni e sindacati potrebbe avere un peso non indifferente sulla scelta finale. L’unica a non mostrare entusiasmo, anzi ha espresso anche un certo dissenso nei confronti della proposta di Cimino, è Giovanna Marano, segretaria regionale della Fiom Cgil, che prima di pronunciarsi attende i risultati della riunione di oggi, a Termini Imerese, dell’esecutivo nazionale del coordinamento del gruppo Fiat della Fiom, durante la quale saranno elaborate una serie di proposte di azione.

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