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Compatta elettrica o giocattolo da curve? La verità sull’A290 GTS
03/03/2026
di Lorenzo Pollini
Il tuo unico pensiero è solamente comprendere il momento perfetto per premere quel pulsantino rosso collocato sul volante, pronto a darti un’arrogante boost temporaneo in accelerazione
Ma veniamo ora all’autonomia dell’Alpine A290 GTS. Su questo aspetto posso dirvi che quella dichiarata da Alpine è una chimera e che nel mio uso quotidiano, composto da percorsi urbani ed anche un paio di viaggi extraurbani, non sono andato oltre i 280 km. La batteria da 52 kWh che equipaggia l’A290 alla fine parla da sé, mettendo in chiaro sin da subito che si ha a che fare con una compatta sportiva più vicina ad una citycar che ad un’auto da viaggi. Una batteria più grande avrebbe garantito una maggior autonomia, sì vero, ma anche un maggior peso: considerando che l’A290 fa fermare l’ago della bilancia più su di una Golf (MK8), aggiungerne di altro avrebbe assopito qualsiasi velleità sportiva nella guida, trasformandola in un’altra anonima lavastoviglie su ruote.
I tempi di ricarica restano però il vero tallone d’Achille: anche usufruendo delle colonnine fast charge in DC, serviranno circa 20-25 minuti per raggiungere un buon 80% di SOC, attese che ancora non competono con i tempi di un rifornimento tradizionale – a meno di avere una wallbox domestica.
Poi però ti accomodi dentro, contempli quel volante ed i pensieri mutano subito, ci stringi le mani intorno e la sensazione che ti trasmette la vettura è di voler esser lanciata fra le curve: una chiama l’altra, divenendo una sorta di danza silenziosa ritmata solamente da qualche sibilo elettrico e rotolamento di pneumatico, sfruttando quell’agilità che mamma Alpine ha saputo donarle; nessun accenno di rollio – anche grazie al baricentro ribassato dato dalla presenza delle batterie – il tuo unico pensiero è solamente comprendere il momento perfetto per premere quel pulsantino rosso collocato sul volante, pronto a darti un’arrogante boost temporaneo in accelerazione, uscendo dal punto di corda.
Note dolenti? Un punto debole l’ho trovato nella posizione di guida, leggermente rialzata, che non sposa pienamente le aspettative e la dichiarata anima sportiva della vettura: basta infatti posare lo sguardo su quel manettino blu incastonato nel volante – utile per la gestione del recupero in frenata – per essere subito trasportati altrove: nei paddock che impregnano l’aria di gomma calda, nelle decisioni prese all’ultimo secondo sulle mescole, nelle griglie di partenza cariche di tensione. Un perfetto contrasto tra ciò che il corpo percepisce e ciò che la mente immagina.
Tornando con i piedi per terra, l’Alpine A290 GTS devo ammettere che sa dimostrarsi brillante nel traffico urbano, sfoggiando un raggio di sterzata contenuto e rendendosi perfetta anche per Roma. La sensazione però è che in Alpine abbiano sì, curato molti dettagli, tralasciando quelli a volte forse però più pratici e banali: dai ganci appendiabiti sui montanti posteriori – di cui sentirete la mancanza mentre correte a ritirare in tintoria un paio di camicie – alla cura delle portiere posteriori, per finire con la capienza del bagagliaio, in parte sacrificato. Ultimo aspetto, l’insonorizzazione che si paga in autostrada, dove complice anche l’assenza di un propulsore termico di sottofondo, fa sì che i fruscii aerodinamici ed i rotolamenti di pneumatico risultino amplificati.
Ma quanto costa mettersi al volante di un’Alpine A290 GTS elettrica da 0-100 km/h in 6,4 secondi? Sicuramente un prezzo poco democratico; per portarsi a casa l’A290 in versione GTS servono infatti all’incirca 45.000 euro: siete ancora lì o siete svenuti?
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